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IL MONTE CATRIA

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Il Monte Catria, situato nell'Appennino centrale umbro-marchigiano, è il massiccio montuoso più importante tra la catena dei Sibillini e l'Appenino tosco-emiliano. Pur non avendo quote troppo elevate - M. Catria 1701, M.Acuto 1668 metri s.l.m - rappresenta un ambiente ad elevata biodiversità e costituisce un'area appenninica completa; vi sono infatti tutti i tipici ambienti appenninici: praterie, pascoli, boschi, torrenti, gole, forre, imponenti pareti rocciose e ambienti carsici. Una caratteristica che distingue questa montagna è la scarsa antropizzazione: infatti tutti i borghi e paesi sono situati a fondo valle e a quote non più alte dei 600 mt. Questa situazione, venutasi a creare poiché la natura impervia e selvaggia di questi luoghi non ha permesso all'uomo di viverci, fa sì che una zona molto estesa del massiccio sia completamente disabitata e frequentata da secoli dalle popolazioni locali per le normali attività di montagna: pascolo, legna, carbone etc. In queste condizioni la natura esprime le sue massime potenzialità dando vita a fenomeni veramente rari e spettacolari: le fioriture primaverili, con le molteplici varietà di orchidee, il tasso “millenario” di Fonte Avellana, il più grande d'Italia e tra i primi d'Europa, la “galaverna” invernale, sono solo alcuni di questi.

LA SUA STORIA

La storia del Catria e delle zone limitrofe è stata plasmata dal Monastero di Fonte Avellana dove gli eremiti da oltre dieci secoli si ritirano, in un legame intimo con la natura che li circonda, per pregare e riflettere. Anche Dante Alighieri scrisse di questi luoghi nella “Divina Commedia” quando fu attratto dal luogo in cui visse San Pier Damiani, monaco, nemico della “simonia” e decisivo per la riforma della chiesa dell'anno 1000. Grande importanza storica assumono le Università degli uomini originari e le comunanze agrarie, le quali da secoli gestiscono le risorse montane e amministrano i territori in “uso civico”, una particolare forma di proprietà collettiva tipica delle zone alpine e appenniniche. Altro patrimonio storico del Catria è rappresentato dalle numerose tracce lasciate dall'uomo in questi luoghi dal Medioevo alle guerre mondiali, quali trincee, rifugi, punti e torri di avvistamento. Su questa montagna, dove il tempo sembra essersi fermato,si riscoprono sensazioni come la calma, la pace e l'armonia; sensazioni che la società moderna, presa dalla routine quotidiana, ignora quasi totalmente.

LA SUA NATURA

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Il Catria è stato definito da alcuni studiosi e ricercatori un “atlante geologico” per i numerosi affioramenti di diversi tipi di rocce e di diverse epoche geologiche, che testimoniano l'intero arco temporale di formazione dell'Appennino centrale ed hanno permesso di perfezionare le conoscenze sugli avvenimenti che diedero origine al bacino mediterraneo. La variegata struttura rocciosa della montagna ha dato vita a tutti i tipici habitat appenninici: boschi secolari, torrenti dalle gelide e limpide acque che possono essere tranquillamente bevute, gole, forre, imponenti pareti rocciose, ambienti carsici. Alle quote più elevate l'ambiente di alta montagna si fa notare con la classica morfologia glaciale, le praterie primarie e la fioritura della stella alpina (fino agli anni '70 si rinveniva anche l'astro delle alpi). La tipica fauna appenninica sul Catria trova l'ambiente ideale, fra tutti spiccano i superpredatori quali il lupo, l'aquila reale, il gufo reale e il gatto selvatico. Chiaramente non meno importanti sono le altre specie, dal più piccolo insetto al più grande erbivoro, che assicurano la continuità della catena alimentare. Una rarità è lo “scazzone”, piccolo pesce che necessita di acque purissime - protetto addirittura dalla Comunità Europea poiché rappresenta un relitto glaciale - il quale popola con i gamberi ed i granchi le acque dei torrenti.

UNA RIFLESSIONE...

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I lupi negli ultimi anni hanno frequentato spesso il Catria, anche con branchi di 6-7 esemplari, ma non si può ancora parlare di presenza stanziale certa; la presenza immemore dell'aquila reale ha addirittura dato il nome ad una parete rocciosa, appunto la “Balza dell'aquila”, dove la “regina della montagna” ama nidificare nei mesi estivi; la presenza del gatto selvatico è stata riscontrata con varie tracce negli ultimi anni dopo decenni di assenza. Questi ed altri fattori, sintomi di una ricolonizzazione spontanea del territorio da parte di diverse specie animali, denotano che la montagna è sana pur non essendo tutelata da parchi o riserve e questo è nettamente in controtendenza con altre realtà appenniniche dove le istituzioni reintroducono o gestiscono specie che da sole non riuscirebbero a tornare o a sopravvivere. Questo fenomeno, al quale stiamo assistendo negli ultimi anni, sintetizza in modo perfetto l'integrità di questo territorio.